Saluto con affetto e gioia gli artisti di “Arte Teramo”
che, superando con grinta le tante difficoltà, si sono
imposti a Teramo e oltre con le loro opere.
Sono un vanto per la città e dovrebbero essere più
apprezzati e rivalutati...
L’augurio è di fare sempre più e meglio. La mostra è
nata nel chiostro della Madonna delle Grazie e i frati
francescani l’accolgono come propria creatura.
Il chiostro è la culla ideale; nella sua maestà tanti
artisti stanno crescendo e maturando.
IL SANTUARIO NEI SECOLI
Dipendente dalla giurisdizione dell’abate di
Montecassino, presso Pastignano di Torricella Sicura
(Te), nel 1005, fu fondato il Monastero femminile di
S. Giovanni da Scorzone.
Alla dipendenza della Madre badessa di S. Giovanni e
sotto la giurisdizione di Montecassino, nel sec. XII,
fuori le mura di Teramo, sorse il Monastero di S.
Angelo delle Donne.
Mancano elementi per stabilire con esattezza il tipo
d’architettura e il tempo della costruzione del
Monastero, del chiostro, della sala capitolare e della
primitiva chiesa!
Tuttavia gli elementi architettonici (pietra usata e
stile) ci fanno risalire alle maestranze cassinesi che,
precedentemente, avevano lavorato a Pastignano!
Probabilmente la chiesa primitiva era costruita da
due navate uguali con coperture a tetto sostenute da
massicce colonne con ricchi capitelli dei quali si
conservano alcuni reperti. A fianco della chiesa si
trova il chiostro con pianta leggermente
trapezoidale. Esso è costituito per un lato da una
serie di archi a sesto acuto su colonne tozze di pietra
e per tre lati da archi semicircolari poggianti su
capitelli con foglie di acanto.
Nel complesso si notano chiaramente le
trasformazioni avvenute nel tempo successivo.
Il loggiato superiore è del sec. XV.
Nel sec. XV la città di Teramo, infestata da odi e
uccisioni, chiese l’intervento del “famoso” francescano
Fra Giacomo della Marca, uno degli esponenti
dell’“Ossevanza minorita”.
La venuta del santo nel periodo in cui dominava
Francesco Sforza (1438-1443) e poi Alfonso I
d’Aragona (1443-1458), fu una vera benedizione: fu
bandito l’odio, rifiorirono la giustizia e la pace, furono
premesse istituzioni di beneficenza, soccorsi gli
ammalati... il tutto secondo la consuetudine dei
Minori “Osservanti” seguaci del Poverello di Assisi.
Il popolo teramano, avendo sperimentato i frutti
benefici dell’infaticabile Missionario, fece richiesta a
Papa Eugenio IV (1431-1447) per avere nel proprio
territorio una comunità dei “nuovi missionari della
pace”, cioè Frati Minori dell’Osservanza, che in quel
periodo si stavano diffondendo in Abruzzo per opera
dell’altro grande francescano Giovanni da Capestrano.
Tale desiderio fu preso a cuore dal Santo che, insieme
a S. Giovanni da Capestrano, si adoperò presso i papi
Eugenio IV e Niccolò V (1447-1455).
Il 15 febbraio 1449, delegato da Papa Niccolò V, il
vescovo di Penne, Giovanni da Palena, rese esecutiva la
Bolla pontifica “Apostilicae nobis iniunctae” e i Frati
Minori dell’Osservanza presero possesso della chiesa e del
convento di Sant’Angelo delle Donne con il nuovo titolo
di Maria Santissima delle Grazie, mentre le vecchie
abitatrici, le monache benedettine, furono sistemate in
Sant’Anna, entro le mura della città.
La concessione di una grazia così grande da parte del
Papa, S. Giacomo la volle accompagnare con un dono
altamente significativo (1470-1746): la bellissima e
miracolosa statua della Vergine SS.ma delle grazie, scultura
lignea, opera finissima di artisti aquilani (?), mèta di tanti
pellegrinaggi e punto di riferimento e luogo d’incontro per
deporre ai piedi della Madonna ogni forma di odio
pubblico o privato per un rinnovato impegno di giustizia e
di pace. Il Santuario fu subito al centro dell’interesse di
tutti e della stessa vita cittadina religiosa e politica.
La nuova destinazione del monastero e le esigenze
logistiche e pastorali dei religiosi portarono
inevitabilmente a delle trasformazioni e adattamenti; e
così, nell’arco di pochi anni (1465-1475) i vecchi
locali delle monache furono ampliati e trasformati,
mentre, con molta probabilità, la chiesa fu demolita e
ricostruita, in parte cambiandone anche la direzione
della facciata ad occidente.
È probabile che in questi anni si ponesse mano alla
costruzione del campanile, lasciandolo però
incompleto a circa un quarto dell’altezza di quello che
si vede attualmente, e che mostra chiaramente di
essere stato completato verso la fine del Seicento. |